L'antica Rocca
La torre centrale, avanzo della rocca medievale di Castellonorato, fu dichiarata di "interesse particolarmente importante"ai sensi della legge 1-6-1939, sulla tutela delle cose artistiche e storiche, e venne quindi sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa. "La torre smozzicata e i ruderi che la circondano.." si legge testualmente nel decreto "..sono testimonianze del castello che, fondato da Onorato I Caetani nella seconda metà del XIV secolo, faceva parte di una rete difensiva lungo i confini dei territori della Campagna e della Marittima".
La proprietà della torre, passando di mano in mano, passò da ultimo, per successione ereditaria , alle famiglie Caramanica e Vento. E fu da Mario ed Irene Vento, di Spignosaturno, che nel 1971 la rilevò con l'annesso circostante spazio, acquistandola, il prof. Nicola Jadanza di Roma. Ma le condizioni dell'edificio erano semplicemente disastrose, in quanto gli eventi bellici dell'ultimo conflitto l'avevano gravemente danneggiato e in parte distrutto. Bisognava procedere subito al rinforzo delle mura per impedirne il crollo, quindi alla ricostruzione sistematica delle parti mancanti e, conseguentemente, alla ristrutturazione dell'interno. Il tutto nel rispetto assoluto dei vincoli imposti dalla Soprintendenza ai Monumenti del Lazio che tutela questo bene culturale. Non fu cosa facile, ne di poco tempo, giacchè i lavori dovevano procedere con cautela e col parere favorevole, volta per volta, degli uffici addetti al controllo. La Soprindentenza prima, il Ministero della P.I. poi, avevano approvato il progetto a condizione che nei confronti dell'immobile venisse osservato l'obbligo di mantenere inalterati i rapporti volumetrici, di rispettare la stesura architettonica, di adeguarsi al contesto ambientale per riportare la torre allo stato primitivo, al suo vecchio splendore.
Ora che la torre è stata rimessa in buono stato e, quindi restituita alla sua primitiva bellezza, meritano di essere segnalati i nomi degli artefici: sono due noti architetti romani, Paolo Cimmino, che progettò l'opera, e Pietro Alessandrini, che la diresse. Va segnalato, altresi, il nome dell'esecutore materiale dei lavori, l'esperto e bravissimo maestro muratore Benedetto Purificato di Formia. La torre è stata salvata dall'abbandono e quindi dalla conseguente rovina. E se, guardata dall'esterno, essa ripresenta il glorioso volto del passato, vale a dire della storia. Tutt'altra cosa è l'interno, dove una scala a chiocciola di forma quadrangolare mette in comunicazione tra loro i quattro piani col belvedere, in modo funzionale e confortevole, con un arredamento molto ricercato che sfiora, col castagno che predomina, la sua era. Il pianterreno, che una volta era deposito d'acqua piovana per la guarnigione, oggi è un'attrezzata cantina dove il padrone di casa, in veste di anfitrione, si propone di mescere vini pregiati agli amici. Forse questi vini gli giungono direttamente dal mare, dal mare di Minturno attraverso un cunicolo sotterraneo che, secondo la tradizione, sbocca a lato della torre presso quegli enormi macigni che nessuno riuscirà mai a smuovere.
Una volta, cosi vuole la leggenda , era usato dai guerrieri per provvedere ai rifornimenti durante l'assedio di Castellonorato. La terrazza superiore, infine, raggruppa le visuali delle otto finestre unificandole nell'ampia veduta dei luoghi circostanti: un panorama di stupenda bellezza che, dall'incontaminato scenario dei monti Aurunci che si ergono alle spalle,abbraccia l'arco lunato del golfo di Gaeta con le gemme di Formia e Scauri, per stendersi poi, in sfumate lontananze, fino alle isole Pontine da una parte, fino alle isole Partenopee dall'altra.
Leggenda Popolare
A Castellonorato e dintorni tutti sanno che il paese deve la sua origine, oltre che il nome, al fierissimo conte, Onorato I Caetani, che lo fece costruire per rendere più forti e sicuri i propri feudi. Anzi, dei potenti signori che ne ebbero via via possesso due soli nomi, Caetani ed Onorato il vecchio, sono rimasti fermi nella memoria che li ha tramandati nei secoli. Per di più, la fantasia popolare ha sempre abbellito i fatti con una serie di leggende, l'ultima e la più lusinghiera delle quale narra l'episodio quanto mai sicuro per questa brava gente, che Onorato I sentendosi prossimo a morire, ordinasse ai suoi fedeli di rivestirlo, non appena spirato, delle sue migliori armi, fra cui una famosa corazza d'oro, e di seppellirlo dentro una grotta segreta che sta sotto Castellonorato. L'ordine fu naturalmente rispettato. Ma, siccome chi lo eseguì tacque o la sua lingua fu fatta tacere per sempre, la tomba non è stata più ritrovata, e quindi, sta sempre li, in attesa del fortunato scopritore..... Le leggende si sa, esercitano una grande suggestione anche sui disincantati e, perchè no, smaliziati uomini del ventesimo secolo. E' l'effetto che riscuote, piaccia o no, la sbrigliata fantasia popolare quando arricchisce di elementi immaginari e meravigliosi un fatto storico o religioso. Purtroppo fino a oggi nessun tesoro è venuto alla luce. La gente della zona, che crede nella leggenda del tesoro nascosto, aspetta il fortunato che, prima o poi lo ritroverà.

Com'era

Durante i Lavori

Com'è ora